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mia madre e il porco del mio patrigno cap.2
30.07.2025 |
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"Riprende a gemere e, constatando che il suo buco del culo è anch’esso fradicio, lo penetro con indice e medio..."
Da quel momento sono del tutto consapevole che alcune esperienze mi mancano proprio: primo tra tutti il calore di un cazzo che ti riscalda la fregna o che ti apra le natiche lentamente, ma inesorabilmente, facendoti urlare di piacere e, secondo, come evidenziato dal mio patrigno porco, l'odore e il sapore di una minchia, ma adulta, dura e pulsante che ti riempia la bocca e il cui profumo selvatico ti arrivi al cervello. Queste considerazioni, così come il mio intero stato d'animo, mi portano a seguito di questa esperienza a desiderare sempre di più la straordinaria nerchia del mio patrigno.
“Guardarli” mentre lui se la scopa in tutti i modi, con ogni oggetto e in ogni buco diventa una delle mie perversioni e, in fondo, la vivo anche come una lussuriosa rivalsa nei confronti di mia madre; per me godere, facendo la “puttanella guardona” come mi ha definita Orlando, diventa una sorta di droga che si trasforma in una voglia di sesso sempre più smodata, sfrenata e perversa. In attesa di perdere la mia verginità.
E così, anche con il loro tacito assenso e consapevolezza, mi godo le loro sessioni di sfrenata lussuria mentre assisto ad estenuanti pompini con torrenti di sborra, leccate di fica che fanno urlare di piacere quella che ormai per me è “la puttana” per eccellenza, la “cagna in calore”; fino alle inculate da urlo con cui mia madre, da gran vacca quale è sempre stata, ama chiudere le loro sedute di sesso osceno e perverso.
Non prima, comunque, che la sua bocca da gran succhiacazzi, non abbia ripulito il cazzo del suo maschio dell’ultima stilla di sborra.
Per quanto mi riguarda, dovendomi conservare per quel depravato del mio patrigno e non potendo, quindi, usare la fica, inizio a scoparmi il culo con gli oggetti più strani; dalla carota, al cetriolo, alla zucchina o attingendo al loro ricco corredo di giochi erotici, passando, quindi, a grossi falli vibranti, a plug anali devastanti, in un crescendo di fogge e dimensioni che mi portano sempre più spesso a godimenti devastanti, incurante anche di essere sentita da loro, ma anzi, sperando che possano sentire le mie urla di piacere. Alcuni commenti di Orlando e della sua troia, mentre scopano e dopo aver ascoltato i miei gemiti di godimento me lo confermano.
-“Che gran vacca la nostra Marta. L’ha sentita oggi come urlava?”
Orlando lo dice quasi con paterna soddisfazione.
-“Cazzo se la sento. Devo riconoscere che almeno in questo ha preso da quella vacca di sua madre e mi arrapa da morire sentirla godere. Sfondami, porco bastardo, rompimi il culo come starà, sicuramente, facendo lei. Anzi, magari, pensa che sia proprio tu a spaccargli il culetto col tuo cazzone. Ahaaaaaaaaa… Godooooooo…Sììììììì…Che grandi troie siamo madre e figlia… Ohooooooo!”
In quel momento, sentirla godere e sapere che sono anch’io l’origine del suo piacere mi fa perdere il controllo e le mie dita, ancora una volta vanno a torturare il mio clitoride, facendomi godere non so quante volte ancora, lasciandomi sul pavimento, distrutta dal piacere.
Inizio ad invidiare e ad amare mia madre nello stesso tempo; e più lo desidero più so di volerle assomigliare, fino ad immaginare che sia proprio lei a desiderare che a sverginarmi sia il suo maschio in modo, poi, da fottermi in tutti i modi insieme a lui e non solo.
Da quel famigerato compleanno e per i dodici mesi successivi i miei esperimenti sul sesso, sotto la tacita e quasi invisibile guida di mia madre e del mio patrigno, proseguono senza sosta. Il desiderio di un uomo che mi scopi diventa sempre più impellente e a quel punto fisso come mio obiettivo prioritario, oltre che rimanere vergine, che il prossimo maschio che vorrà scoparmi dovrà essere un uomo adulto e maturo. Questo mio approccio mi porta inevitabilmente a ricercarlo in una cerchia ristretta di persone conosciute e ad individuarlo nel padre della mia compagna di banco.
A sedici anni, dopo le esperienze che stavo vivendo, per un’adolescente confidarsi diventa una necessità irrinunciabile; Un bisogno fisiologico e Vanessa, la mia compagna di banco, diventa la mia confidente speciale.
Vanessa ha la mia età; alta, biondissima e bellissima, occhi color verde mare e un corpo da favola con due tette a bocciolo, ma una figa da dodicenne e un culo alto fin sotto le scapole. Insomma, una figa stratosferica.
Tutto accade un giorno mentre siamo a studiare casa mia e lei ha modo di assistere a uno scambio tra me e il mio patrigno su una commissione che non avevo fatto. L’atteggiamento di Orlando e la mia reazione particolarmente sottomessa, la portano a chiedermi, quasi con una punta di rimprovero, perché mi lascio trattare in quel modo dal mio patrigno. Inoltre, aggiunge che da diversi mesi, ormai, ha constatato un certo cambiamento nel mio modo di essere. Non desidero mentirle e in fondo ho sicuramente bisogno di parlarne con qualcuno. Quindi, inizio a raccontarle che tutto inizia il giorno del mio quindicesimo compleanno che è proprio in quella data che scopro che essere trattata da sottomessa, e schiava, mi piace moltissimo e soprattutto che mi eccita sessualmente.
Le confesso di come negli ultimi dodici mesi ho fatto sesso sfrenato e, tuttavia, di essere ancora vergine, ma solo davanti.
Vanessa sulle prime appare scioccata, ma certamente molto incuriosita da questa mia metamorfosi. Poi la percepisco sempre più interessata ai dettagli al punto che, su ogni scenario descritto, si sofferma, chiedendo particolari sempre più intimi, lussuriosi, osceni. Intuisco subito che le mie confessioni la eccitano enormemente; diventa rossa in viso, il tono della sua voce si abbassa, diventando quasi un sussurro. Stringe spesso le cosce e da lì intuisco che è colpa delle fitte di eccitazione che ha in fica e che la devastano di piacere.
Proprio nel momento in cui sto descrivendo la scena in cui Orlando, dopo aver inculato mia madre in modo feroce, le riversa in bocca, in faccia e su tutto il corpo un torrente di sborra che lei si accinge a leccare, raccogliendola con le dita e poi, ripulendo il cazzo del mio patrigno per poi farsi riversare addosso un fiume di pioggia dorata, vedo Vanessa chiudere gli occhi per una frazione di secondo, stringere strenuamente le cosce e esalare un piccolissimo gemito: “ohoooo…”
Capisco che quello che ha appena avuto è un orgasmo. Ma Orlando con me ha fatto scuola sul fatto di affrontare di petto ogni situazione soprattutto se riguardano il sesso per cui le dico:
-“Cazzo, Vanessa. Hai appena avuto un orgasmo, Vedo che il mio racconto deve averti eccitata di brutto.”
La vedo confusa, non sapendo cosa dire e balbetta un “Ti sbagli. Non è affatto così, mi stavo solo schiarendo la voce.”
Non le do il tempo per ricomporsi e le infilo una mano sotto la gonna della nostra divisa e le sfioro le mutandine già totalmente zuppe della sua stessa sborra. Lei tenta di impedirmelo, ma sono più lesta di lei e riesco persino a spostarle le mutandine e a palparle la fessura e la vulva che si trovano in un vero lago di umori. Inizio a masturbarla e dopo i primi vani tentativi da parte sua di evitarlo, mi alzo e, seguendo gli insegnamenti di Orlando, l’afferro per i capelli, tirandoli e costringendola a liberare la mano che ho tra le sue cosce. A quel punto la masturbo più decisamente e siccome so che non è più vergine, le infilo prima un dito, poi due, scopandola così, rapida, profonda, dominandola e insultandola.
-“Sei proprio una troia, Vanessa. Sei eccitata come una cagnetta in calore e adesso ti stai godendo, come una puttanella alle prime pulsioni, le mie dita in fica. Ma quanto sei puttana?”
-“Ahaaaa…ferma ti prego… nooooo… basta. Hooooo. Sììììì, sì, sì. sono una gran puttana.”
Lo dice quasi in un sussurro. Io sono esaltata e non mi sarei mai aspettata che vedere Vanessa in quello stato mi avrebbe eccitato così tanto.
Lei adesso mi guarda supplichevole, ha le labbra socchiuse e il desiderio di baciarla mi travolge. Ma sono diventata troppo cagna, per cui prima la lecco in viso, poi sulle labbra, gliele succhio, le mordo e poi le infilo la lingua in bocca. Lei tira fuori la lingua, cercando la mia, risponde al bacio e inizio a succhiargliela. Mi piace dominarla e quindi le ordino letteralmente di sbottonarsi la camicia e in due secondi ho i suoi boccioli con i grossi capezzoli duri e dritti. Mi fiondo con la bocca sui suoi seni e inizio a leccare e succhiare. Poi ho voglia di farle male e le mordo prima un capezzolo e poi l’altro. Urla ma non è solo dolore; ma ora voglio di più, voglio la sua fica e desidero proprio mangiargliela. Le mie dita, intanto, la scopano sempre più in profondità e sempre più rapidamente finché, all’improvviso la sento gemere forte e godere, schizzando umori dalla sua fica.
-“Ahaaaaaa… godo, godo, godooooo…cazzo, Marta mi stai facendo impazzire, non smettere ti prego… ohooooo… sì, sì, sììììììì.”
È un tornado di piacere quello che la travolge e io sono estremamente arrapata. Mi inginocchio tra le sue cosce, la libero delle mutandine, la faccio scivolare sul bordo della sedia e, afferrandola con le mani sotto le natiche, inizio a leccarle la fica da perfetta cagna, succhiando e lappandole labbra, vulva e clitoride. Riprende a gemere e, constatando che il suo buco del culo è anch’esso fradicio, lo penetro con indice e medio. Urla e inizia a muovere il bacino in modo convulso, tentando di anticipare i movimenti della mia lingua e delle mie dita che la penetrano. Le sue mani sulla mia testa sono la prova che ha perso ogni controllo, e nel giro di due minuti la sento godere ancora, inondandomi la faccia di sborra e urina. Lecco e ne trattengo un po’ in bocca, mi sollevo e, mentre le mie dita continuano a scoparle oscenamente il culo, la bacio in bocca, facendole sentire il sapore della sua sborra. Risponde al bacio ed è ancora eccitata; iniziamo a leccarci come animali in calore e ancora una volta la sento godere, questa volta in silenzio, mentre freme, sento il suo culo pulsare, le gambe tremare e, infine, dalla fica erutta ancora una volta tanta sborra. Mentre si lascia cadere sulla sedia, mi metto in piedi davanti al suo viso, mi libero dalla gonna e dell’intimo e le ordino:
-“Ora da brava cagna, fai godere la tua padrona, puttanella.”
Mi guarda e senza doverle dire altro la sento rispondere:
-“Si, padrona, ora la tua troia ti farà godere.”
Quindi, si inginocchia tra le mie cosce, solleva una mia gamba e se la porta sulle spalle, poi mi afferra per le natiche e inizia a leccarmi come una cagna in calore, infilandomi la lingua dappertutto. Non resisto molto, mentre le accarezzo i capelli mi muovo con i fianchi, guidando i movimenti della sua bocca, poi come una folgorazione mi viene in mente l’immagine di mia madre che cavalca il viso di Orlando facendosi leccare fica e culo.
Ordino a Vanessa di distendersi e mi piazzo con la fica sul suo viso e insultandola le intimo:
-“Fammi godere puttanella. Infilami la lingua dappertutto; la voglio sentire anche sul culo perché voglio godere, sborrandoti e pisciandoti in faccia.”
Vanessa è di nuovo eccitata e le concedo di masturbarsi mentre mi lecca e mi scopa fica e culo con la sua lingua. Finalmente, godo. Urlando.
-“Ahaaaaa… sì, sì, sì. Lecca troia, succhiami tutta lurida cagna. Fai godere questa puttana…ahaaaaa…!
Le sborro in faccia e anche la mia vescica non resiste, riempiendole bocca, viso e i capelli di pioggia dorata mista a sborra.
Intanto lei non smette di leccare e succhiare. Tra gli ultimi spasmi di piacere vederla tra le mie cosce, sottomessa mentre mi guarda amorevole quasi con devozione, mi esalta. La libero del mio peso, mi stendo accanto a lei e inizio a baciarla con lascivia. Sorride e ricambia e poi aggiunge.
-“Mi sa che abbiamo molte, troppe cose ancora da raccontarci.”
Le sorrido e ci alziamo, andando a fare insieme una doccia ristoratrice.
Continua...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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